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La conferenza di oggi è tenuta dal professor Carlo Spinedi dell'associazione AStISI. L'associazione si occupa di preservare il patrimonio informatico storico della scuola dove lo stesso Spinedi lavorava, il SUPSI in Svizzera. Preservare la storia dell'informatica, non significa soltanto salvare l'hardware, ma anche, come ci spiegherà lo stesso professor Spinedi, conservare i manuali e i software vintage.
Ringrazio il presentatore della conferenza, Sergio Gervasini, e chi ha effettuato le riprese, Fabio Massa. E ora godiamoci questa conferenza. A presto, ciao.
Il professor Spinedi, che è qua, è stato professore presso la SUPSI, la Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana, ed è un appassionato oltre che un professore universitario. E lui si è incaricato di raccogliere tutti i computer che sono passati per la scuola, negli anni in cui lui ha lavorato presso la SUPSI. Da qui è nata l'idea, anche poi a un certo punto, di creare un'associazione che potesse salvaguardare questo patrimonio storico, e che adesso vi racconterà lui. A te la parola.
Grazie Sergio, voglio appunto, qui in questi pochi minuti, raccontare cosa è successo da noi. Io ho avuto la fortuna di iniziare a occuparmi di informatica quando la parola informatica non era ancora molto conosciuta e oggi vi voglio parlare di questa associazione, che è abbastanza recente: esiste da 2 anni. L'associazione è un po' il risultato di molti fatti che sono avvenuti prima del 2021 e che io chiamo un po' la preistoria, quando appunto io ho iniziato, quando insegnavo informatica prima ancora della SUPSI. La scuola universitaria è stata fondata nel 1997 e io insegnavo già l'informatica prima dell'80 e ho avuto anche la fortuna di occuparmi, ogni tanto, di acquisti di sistemi. In una scuola si deve fare un po' di tutto e quindi, a un certo punto, mi sono ritrovato con le mani su diversi sistemi che a poco a poco sono diventati obsoleti. E siccome a, un certo punto, avevo anche dei ruoli di direzione all'interno della scuola, non ho mai detto buttate, no, cominciamo a lasciarli da parte, e poi si sono riempite, si è riempita una prima cantina, eccetera.
Avevo anche lavorato in un istituto di ricerca, erano dei laboratori ambientali dove passavano diverse macchine, e poi tramite colleghi che insegnavano a licei, eccetera, ho cominciato appunto a accumulare hardware, software, documentazione. La voce poi si è sparsa e sono arrivate anche delle donazioni: un paio abbastanza importanti, di sistemi Digital e Hewlett-Packard.
Io sono andato in pensione nel 2012; da lì in avanti ho curato un laboratorio di storia delle tecnologie informatiche all'interno della SUPSI, l'acronimo LASTIN. E, a un certo punto, però, la SUPSI mi ha fatto notare che il termine laboratorio era già occupato nell'organigramma SUPSI. Il laboratorio ha un budget, ha un organigramma, un segretariato, eccetera, eccetera…
Io non avevo niente di tutto questo. E allora ho detto, sentite, lo chiamiamo Atelier e non se ne parli più. E’ stato accettato e dal 2016 è diventato un Atelier, dove si portavano innanzitutto gli studenti, ma era aperto anche all'esterno, ogni tanto si faceva qualche conferenza. Ecco, questa è una foto della prima sala dell'Atelier che è stata allestita; vedete principalmente sono dei mini computers, Digital, sulla destra vedete dei plotters Tektronix e anche dei video terminali. Quello tutto a destra è un video terminale Tektronix, a sinistra avete delle workstation Digital, eccetera. Tutto a sinistra, quell'armadio scuro tutto in fondo è un PDP-8, il primo e forse l'unico PDP-8 che è arrivato in Ticino.
Una cosa da notare è che tutte queste macchine erano funzionanti. Quindi, non banale per delle macchine di quell’epoca. Erano o sono? Lo sono ancora, poi vedremo il proseguo della storia. Ho anche riempito i corridoi con armadi, con svariati sistemi.
Qui vedete, sul quarto ripiano a sinistra, una CompuCorp, sul secondo ripiano una HP 9800, la prima HP da tavolo che ha venduto Hewlett-Packard, e sulla destra, il terzo ripiano, vedete, insomma, c'è un po' di tutto qui.
Ancora un PDP-8 non funzionante, questo probabilmente non funzionerà mai più. Sopra, un MicroVAX (Digital), sulla destra, il terzo ripiano è una macchina giapponese, sotto una VAXmate si chiamava, è praticamente un PC Digital.
Allora, a un certo punto c'è stato un evento importante per noi. Il dipartimento dove io lavoravo, o dove avevo lavorato, il dipartimento di tecnologie innovative, ha dovuto traslocare, e quindi anche i nostri spazi espositivi. E non solo gli spazi espositivi, c'erano anche le cantine occupate. Sono dovute andar via da dove eravamo, a Manno, all'uscita di Lugano nord. La SUPSI trasloca in un nuovo campus, ma non c'è posto per la storia, questo lo sottolineo, perché non è stato praticamente previsto uno spazio, anche piccolino, per esporre qualcosa.
Questo è stato colpo un po' duro, beh, c’è da dire che il campus è stato costruito un po' in formato ridotto. E già non ci stanno altre cose oggi, per cui posso anche capire che per la storia non ci sia posto. Allora, la collezione è stata traslocata provvisoriamente in un unico sito, questo è stato un passo in avanti, perché tutto era raccolto nello stesso sito, però in uno stabile dichiarato non più abitabile, quindi non visitabile. In futuro, non sappiamo se fra due o 5 o 10 o 20 anni, sarà abbattuto. Al momento siamo lì. Ecco una foto del trasloco, capite che qui il trasloco è un processo importante perché sì, abbiamo tante piccole macchine, ma abbiamo anche macchine da 100, 200, 300 kg, che costano anche spostare. Sono anche delicate, peraltro.
Ecco, questa è la sistemazione provvisoria attuale. Attualmente abbiamo parecchio spazio. Dove, non ho capito dove? A Lugano Trevano, vicino allo stadio, sopra lo stadio, e che era la sede, una delle tante sedi della SUPSI, che però adesso ha traslocato.
Eh, lo spazio attuale della collezione è buono, cioè, abbiamo quasi 500 mq di spazio, abbiamo due aule da 100 mq ciascuno, e abbiamo un archivio deposito biblioteca con quasi 300 mq, per cui abbiamo ricollocato tutto lì: le vetrine, i sistemi, qui vedete una Next funzionante.
Qui è l'archivio, la cantina, abbiamo conservato parecchi monitor, sistemi vari: IBM, Hewlett-Packard, eccetera, e qui una biblioteca abbastanza rifornita. Adesso non ricordo i numeri a memoria.
Perdonami se ti interrompo. La documentazione di tutte le macchine che sono passate per la SUPSI è stata tenuta anch'essa. Oltre alle macchine, quindi ecco che ci sono tutti questi scaffali pieni di documentazione, che è tutta la documentazione che era arrivata assieme alle macchine. I manuali delle macchine e ovviamente anche il software. Originali. Questo è importante perché anche quello va curato, non deve rovinarsi.
Per cui io mi sono detto: come facciamo ad andare avanti? Nel 2021, insieme a colleghi, amici, eccetera, tra cui anche Sergio Gervasini, abbiamo fondato un'associazione AStISI (Associazione per la Storia dell'Informatica della Svizzera Italiana). Ci siamo limitati alla Svizzera italiana perché non abbiamo sicuramente le forze per fare di più. Già vedrete che occuparsi della Svizzera italiana è un grosso lavoro. A questa associazione abbiamo dato un motto che vedrete sulla pagina web: conoscere il passato per capire il presente. Insomma, oggi le nuove generazioni hanno in mano il telefonino, eccetera, e conoscono la superficie, ma quello che sta sotto all'iceberg, probabilmente, hanno poche occasioni nella vita di conoscerlo. E io sono sempre convinto che dar loro un'occhiata ogni tanto ai sistemi del passato può aiutare molto a capire il presente.
Dipende dal papà che hanno. Se hanno un papà che è stato in questo mondo, è più facile che conoscano anche questo mondo oltre al telefonino. Cioè, non tutti sono solo col telefonino, e parlo ad esempio dei miei figli. Ma sono probabilmente una minoranza. Una percentuale nettamente minore. Però una fiammella c'è ancora.
Ci siamo dati una missione, quella di conservare e valorizzare il materiale e le conoscenze inerenti alle tecnologie dell'informatica e della comunicazione. Perché abbiamo anche un reparto di telematica e comunicazione, quindi completo: hardware, software e documentazione. E un lavoro che abbiamo incominciato a fare è raccogliere le testimonianze, cioè, fare filmati, interviste a persone che hanno iniziato, parlo degli anni '60. Settimana scorsa, ho intervistato un ingegnere civile di 93 anni, che ci ha parlato del calcolo, dell'uso del computer nel calcolo della diga della Verzasca, che sembra essere stata la prima diga al mondo dove si è usato un vero computer per progettarla. L'ingegnere si chiama Mondada. Mondada, si chiama. E ci siamo posti come obiettivo quello di divulgare queste conoscenze dell'evoluzione storica, organizzando tutto quello che riusciremo a organizzare, quindi eventi, e in particolare vogliamo produrre del materiale informativo. In particolare, dei filmati sui sistemi che abbiamo, perché i sistemi, bisogna saperlo, deperiscono, quindi cosa ne sarà fra 20 o 30 anni, non lo sappiamo. Quindi abbiamo diverse sfide.
Beh, adesso comincio dalla cosa più terra-terra: trovare degli spazi per la situazione definitiva. È il lavoro che stiamo facendo adesso, perché come ho detto, dobbiamo andare via da dove siamo. Stiamo indagando su tutto il cantone. E’ coinvolto lo Stato, è coinvolta l’università, i comuni. Eh, però, eh, non è facile arrivare al dunque, al momento. Spero di arrivarci nei prossimi mesi, quindi trovare una sistemazione, probabilmente anche un po' distribuita, perché non è facile trovare 500 mq, probabilmente avremo degli spazi espositivi separati dai laboratori e archivi, eccetera.
Un'altra sfida che non è da poco è quella di conservare il più possibile sistemi in uno stato funzionante, e quindi si combatte contro il deperimento degli hard disk, degli alimentatori, della plastica, della gomma e dei supporti magnetici. Vabbè, poi ovviamente bisogna trovare anche le risorse. Finora siamo stati abbastanza ben sostenuti dalla SUPSI, non so come sarà in futuro, chi ci aiuterà nei prossimi anni.
E un punto non da trascurare è quello di assicurare il passaggio generazionale, perché se non invogliamo i giovani delle nuove generazioni a guardare queste cose, dopo un po' più nessuno sa niente insomma. La memoria si perde, insomma.
Ecco, una cosa che voglio sottolineare, in questi mesi abbiamo cominciato veramente a intervistare persone. Parlo di persone che hanno lavorato negli anni '60, oltre a persone, ho citato prima, abbiamo per esempio intervistato un docente che ha avuto un ruolo importante in Ticino, nell'introduzione. È arrivato nel 1963, fresco fresco dagli studi del Politecnico di Zurigo e, appunto, dove non si parlava ancora di informatica, e ha tenuto una prolusione. Quei tempi, nei licei si tenevano ancora le prolusioni e sul cervello elettronico.
E abbiamo avuto la fortuna che questa persona è passata attraverso tutte le conquiste dell'introduzione dell'informatica nella scuola, da noi in Svizzera, e in particolare nella Svizzera italiana, e in particolare nei licei, a partire da niente. Quindi, a partire da una Olivetti P101, nel liceo di Lugano, con cui sono stati tenuti dei corsi facoltativi fuori orario, eccetera, fino all'introduzione dell'informatica nei licei, che si chiamava opzionale, nell'ultimo biennio della scuola, c'erano dei corsi. E il cantone Ticino, bisogna dire, sono stato anch'io in diverse commissioni che si occupavano di infrastrutture, e il cantone Ticino in quegli anni, parlo appunto degli anni '80, dall'80 in avanti, ha investito parecchi soldi in attrezzature. Quindi, i cinque licei cantonali sono stati dotati di, a quei tempi avevamo fatto una scelta di un mini computer norvegese, con cui si è lavorato per alcuni anni, e poi dopo, la cosa è andata avanti.
E poi l'intervistato ci ha raccontato invece tutte le difficoltà che ci sono state per arrivare a introdurre, nei licei, l'informatica. Il corso di informatica obbligatorio per tutti gli studenti del liceo. In Svizzera, oggi c'è, ma c'è da poco. Cioè, praticamente i primi maturandi sono di adesso. Insomma, dell'ultimo, ultimo anno scolastico. Quindi, sono passati tantissimi anni. A un certo punto ci sono delle cose curiose. L’informatica obbligatoria era stata introdotta, e poi c'è stato un nuovo ordinamento, questo livello nazionale, che l'ha tolta! Con l'argomentazione, dicendo: ma tanto, oramai, tutti sanno usare il computer. E poi, per fortuna, qualcuno è ancora riuscito a introdurla, e se andate a guardare i piani di studio, trovate che oggi i licei, almeno quelli che ho visto io, hanno dei piani di studio abbastanza seri.
Vabbè, concludo questa breve presentazione. Noi cerchiamo soci, ovviamente voi non siete vicini, ma specialmente qualche socio attivo. I soci attivi per noi sono i soci che fanno qualche cosa per l'associazione. Quindi, dall'hardware, al software… catalogazione, ci sono tantissimi lavori e anche qui, diciamo, facciamo una certa fatica a trovare giovani che si incuriosiscono e mettono mano a riparare un alimentatore che magari si fa molta fatica a trovare un sostituto in tutto il mondo. E vabbè, deve essere un appassionato.
Adesso volevo farvi vedere la pagina della nostra associazione. La pagina www.astisi.ch, praticamente la teniamo aggiornata su tutto quello che facciamo. E appunto, abbiamo passato un po' di tempo veramente a raccogliere filmati che sono stati prodotti durante 60 anni anche dalla nostra Radio Televisione della Svizzera Italiana. Ci sono dei vecchissimi filmati che rischiavano di essere distrutti e li abbiamo salvati e li abbiamo messi come riferimento su questa pagina.
Di questa collezione, che ufficialmente oggi appartiene ancora alla SUPSI, ad uso interno, se volete. Non è proprio un catalogo molto didattico. Il mio obiettivo era quello di raccogliere, concentrare la documentazione su tutti i sistemi che abbiamo, quindi, di ogni macchina. Ho cercato di ritrovare documentazioni che sono presenti già in internet e magari qualche documentazione non l'ho trovata, però noi l'avevamo in originale, l'abbiamo scansionata e l'abbiamo messa qui sopra. Siamo arrivati quasi a 300 pezzi catalogati al momento. Quanti? 300 pezzi, anche pesanti, in particolare. Stiamo parlando anche di Digital PDP-8, PDP-11. C'è anche un catalogo cronologico.
E’ una macchina meccanica, una macchina meccanica, e andiamo fino al 2000-2005. Eh, beh, sì. La storia è storia. Oggi è vecchia…
Dicevo prima, per esempio questa. Appunto, io cerco specialmente di concentrare la documentazione importante. Il vostro pezzo da 90 qual è? Io ho lavorato tantissimo nel mondo Digital (Digital Equipment Corp = DEC). Quindi, praticamente, ho un PDP-8, almeno 10 modelli diversi di PDP-11, a partire dall'1170, quello non è funzionante, però. Fino agli ultimi prodotti, da quelli discreti, ancora come l'1144, poi tutti i Micro PDP. E poi i VAX (Virtual Address eXtension), ovviamente, il primo DEC VAX 11/780. Abbiamo solo l'alimentatore, per dare un'idea di quanto fosse grande l'alimentatore: ne sono arrivati due in Ticino, uno allo studio Lombardi e l'altro alla Locarno Monti, che si occupa di meteorologia. L'hanno demolito e ci hanno regalato un alimentatore e una decina di schede. E poi, appunto, finché è morta la Digital, quindi gli Alfa, gli AXP. Gli AXP, ne abbiamo. Poi abbiamo una bella collezione Hewlett-Packard. Un collega che adesso è anche membro dell'associazione, George Kaufmann, era un venditore di sistemi Hewlett-Packard, e lui stesso ha collezionato parecchi sistemi a partire dagli anni, anche lì, '75 in avanti, e ha donato tutto a noi. Quella è una rarità. Diciamo che Digital e HP, praticamente c’è tutto. Sì, quei due mondi sono abbastanza ben coperti.
Va bene, grazie a tutti. Se ci sono domande...