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Buongiorno! Bentornati sul canale ValorosoIT e, per chi fosse qua per la prima volta, benvenuto! Noi chiacchieriamo di computer ed elettronica vintage. Mi trovo ad Historybit - storie di computer, insieme a Davide e Alberto Fornasiero. Piacere Davide. Piacere Alberto. Adesso Davide e Alberto ci mostrano tutti questi computer e tutte queste calcolatrici. Ne parliamo direttamente con loro, mentre le vediamo.
Cristallo di silicio, wafer di silicio. Praticamente qui viene illustrato il procedimento di creazione di un microprocessore a partire dal cristallo di silicio, che è un vero e proprio minerale derivato dalla fusione di cristalli di sabbia. Viene sezionato in dischi, come quello che vedete sulla destra, sui quali sono impresse le immagini ridotte del microprocessore o di altri componenti tramite un procedimento fotografico. Una volta creata l'immagine, viene poi tagliata in piccole sezioni e montata sul chip, collegata ai piedini: che sua un processore o un altro componente elettronico.
Invece qua sotto vediamo le memorie a nuclei di ferrite, un po' più vecchie. Erano le memorie utilizzate negli anni '40 e '50, ma si sono estese fino agli anni '70. Sono memorie a nuclei di ferrite, qui ne vediamo un anello più grande. Invece nel tubettino vediamo anelli più piccolini. E’ troppo piccolo, non si vede, però immaginiamo… Venivano montati in telai assemblati dal personale femminile, per la precisione manuale e pazienza richieste. Ogni anellino corrisponde a un bit, acceso o spento, ovvero un 1 o uno 0: l’informazione base dell’informatica. Questi anellini venivano magnetizzati tramite una corrente elettrica. Vengono scritti con un passaggio di corrente attraverso l’anello, dallo stato negativo lo porta al positivo, magneticamente, e un terzo filo leggeva lo stato dell'anello per determinare il bit.
A destra, vediamo la memoria di un elaboratore russo, mentre a sinistra una piccola memoria per una calcolatrice, usata come memoria di transito. Questa a sinistra era della calcolatrice, questa di destra era del calcolatore russo.
Nella parte più in basso vediamo parti di computer IBM a valvole termoioniche. Praticamente sono degli interruttori che, anziché essere a stato solido come i precedenti con i relè, qui hanno cominciato a usare l'elettronica e, nella fattispecie, la valvola termoionica. Avevano il problema che scaldavano parecchio, consumavano molta elettricità ed erano molto ingombranti. Si parla di computer che portavano via anche 200 mq di sala. Ah, era bello corposo.
In questo caso particolare, vediamo le parti di ricambio di questi computer, perché, siccome le valvole sono come le lampadine e bruciavano spesso, si racconta che un computer stava acceso mediamente 5-10 minuti tra un guasto e l'altro. Quindi venivano cambiate velocemente le parti ed è per questo che erano fatti con delle maniglie e con dei connettori, in modo da sostituire velocemente e riaccendere il computer.
Giù in basso, invece, all'ultimo ripiano, vediamo i primi circuiti monolitici IBM. Sono i primi integrati, quelle scatolette di ferro: hanno cominciato a mettere alcuni componenti conglobati in uno solo e a creare appunto un circuito integrato.
Questo è un hard disk? Questo è un hard disk di un IBM modello 36, computer degli anni ’80. È un hard disk abbastanza ingombrante e memorizza soltanto 200 MB… 200 mega! Praticamente, oggigiorno ci starebbe solo una fotografia. Pesava 44 kg e consumava molta energia elettrica. Basta vedere il motore di trascinamento: sembra di vedere un motore di una lavatrice. Sembra proprio di vedere una lavatrice! Se andiamo a vedere un disco odierno, vi faccio vedere un disco da 320 GB. Praticamente, questo è un disco di oggi anche se 320 GB è già superato.
Adesso si parla di terabyte su terabyte, infatti. Però, se andiamo a vedere la tecnologia, è molto simile. Per fare questa capacità con quella tecnologia ci volevano 1600 unità di questa grandezza. Vi lascio immaginare se pensavamo di fare una cosa del genere a quel tempo: era impossibile!
E questa qua sembra più una stufetta… che cos'è? Io lo chiamo affettuosamente Enterprise, perché sembra la linea dell’Enterprise, ma che cos'è? È una chiavetta USB dell'epoca. Molto comoda! Dove te la tenevi, in tasca? Praticamente, il programmatore andava in giro dai clienti… Guardate la dimensione! Andava dai clienti a portare i dati memorizzati su questo disco di 5 MB. Questo è un disco removibile portatile. 5 MB… un buon JPEG ci sta dentro, dai! Non c’è bisogno di andare oltre, una bella foto qua dentro ci può stare, magari complessa. Esatto!
Invece, qua sotto vediamo i primi sistemi di introduzione dei dati nel computer, che erano fatti tramite schede perforate, nastrini di carta o le prime schede magnetiche, come quella dell'IBM che vediamo là dietro. Oppure, una cosa molto curiosa e molto rara: questo mini disk dell’Olivetti, che è un disco magnetico, ma che scriveva in modo sequenziale, non random. La macchina scriveva come se fosse una spirale: partiva dall’esterno, andava verso l'interno e registrava tutte le informazioni.
Qua sotto, invece, le memorie di massa che vediamo nei film di fantascienza: le bobine. Queste bobine… bellissime! Fanno molta scena nel vederle all’opera. Sì, quando si muovono da un lato o dall'altro, sempre fantastico.
Più in basso ancora, invece, abbiamo i pezzi di ricambio di un hard disk, cioè una testina di un hard disk, perché ai tempi gli hard disk si potevano anche riparare. Una testona! Una testona, infatti, vediamo che è uguale a quella del disco lì dentro.
Là dietro c'è una cosa curiosa: è una penna ottica. Era un sistema che si usava tempo fa, ora dimenticato, perché funziona solo su CRT, che serviva per introdurre i dati tramite puntamento sullo schermo. Ora si usa il touch screen, volendo. Esatto, il touch screen!
La cassettina nera lì, invece, è un souvenir che viene dal CERN: era un sistema di backup dove loro memorizzavano tutti i dati degli esperimenti fatti appunto al CERN. Periodicamente venivano sostituiti con tecnologie più nuove e, chiaramente, quelle più vecchie venivano messe in vendita come souvenir.
All'ultimo piano sotto, invece, vediamo l'evoluzione: quello che abbiamo visto prima a valvole, trasformato in transistor. Cioè, non sono più quei pezzi ingombranti che scaldavano parecchio, come quelli di prima, ma sono diventate delle piccole schedine dove quei bicchierini di metallo sono appunto transistor. Si è contenuto tutto: lo spazio, il consumo energetico e si è migliorata la velocità di commutazione.
Quello che vediamo su questo tavolo sono dei meccanismi, delle tastiere, diciamo, per l'introduzione e perforazione di schede perforate. Naturalmente c’è solo la tastiera, manca tutto il meccanismo che perforava la scheda. Questa di sinistra, della IBM, è del 1948, mentre questa è del 1968. Si vede la differenza costruttiva: quella pesava veramente tanto. 10.000 kg, mentre quell’altra ne pesa 5.000!!!
Quest'altra, invece, è molto leggera. Però è molto curioso di quest’ultima vedere i connettori di collegamento al computer. Chiaramente la USB era ancora molto lontana da essere inventata... Abbastanza grandini.
Qui al centro, invece, vediamo un sistema di perforazione a schede manuale. Cosa vuol dire? Poniamo l'ipotesi di un comune che ha 150.000 anagrafiche: ogni volta che devono cercare qualcosa, fanno passare tutte le schede. Se una di queste si rovina, cosa succede? Non devono ristampare 150.000 schede, ma rifanno solo quella rovinata. Per non rimettere in macchina tutto il meccanismo e tutto il lavoro, si perforava con questa cosa a manina. Quindi si andava a leggere la vecchia scheda e si ricostruiva quella danneggiata.
Qui c'è una tabella con i caratteri e i numeri: si andava a fare una combinazione di tasti e automaticamente veniva perforata la scheda.
Questa, invece, è una cosa molto curiosa. Non sembra, ma è un programma! Cosa vuol dire? Se ti stacco un filo, qui ti cambio tutto? Rovini tutto il programma. Non lo faccio, dai! Praticamente, ci sono tutte le varie zone della macchina: i registri, le memorie, i settori, tutto raffigurato su questo pannello. Io, fisicamente, gli dico che l'istruzione A la mandi nella zona di memoria dell'istruzione B. Adesso l’hai cambiato te, il programma, però! Sì, faccio io una configurazione e sposto l'informazione da una parte all’altra, fisicamente. Poi potrei dirgli che il risultato di questa operazione me lo mandi sulla stampatrice con un terzo filo. Praticamente creo tutto il flusso di dati. Una volta completato il programma, cosa faccio? Prendo questa scheda, la metto in macchina, la inserisco e... parte il programma.
Si può inserire in macchina questa scheda qua? Sì, perché questi aghi vanno a fare contatto. Ah, sono belli lunghi! Vanno a fare contatto con tutti i connettori. Immagino ogni volta che si ossida qualche cosa qui... Ah, i falsi contatti erano all'ordine del giorno. È molto simile a un contatto telefonico, eh? Infatti, un pochino lo ricorda. In effetti, sì!
Entriamo un po' nel vivo delle macchine da calcolo, giusto? Giusto! Queste sono praticamente i nonni degli elaboratori elettronici, dove tutto ha avuto inizio. Elaboratore elettronico! E’ vintage anche il nome!
Sì, perché prima di chiamarlo computer, si chiamava elaboratore elettronico, meglio ancora in Italia si usava dire il cervello elettronico.
Queste sono macchine molto antiche. Partiamo dalla più antica, che è l’abaco, o pallottoliere. Questo non è elettronico, però! Questo attrezzo si dice che i primi esemplari li hanno visti più di 2000 anni prima di Cristo. Anche i Romani lo usavano, e ancora i cinesi lo usano nei mercati.
C’è una cosa curiosa: nel 1946 o 47, hanno fatto una gara tra un soldato americano e un dipendente delle poste cinesi. Una gara a fare delle operazioni matematiche. Ha sempre vinto l’operatore con l’abaco, tranne un’operazione sola: la moltiplicazione. Perché sulla calcolatrice elettromeccanica è stata più veloce.
Sì, voglio vedere una radice quadrata come me la fai a fare con questo coso, però! [L’ho detto davvero!!!]
Qui abbiamo due curiose calcolatrici: una è questa (Addometer) e l’altra è questa qui, nascosta qua dietro. Sono calcolatrici del 1910-1920, che derivano direttamente dalla pascalina del 1700 di Blaise Pascal. Cosa vuol dire? Usavano delle ruote dentate per fare le addizioni e le sottrazioni. Un meccanismo che poi è arrivato fino agli anni ’50 con le calcolatrici meccaniche dell’Olivetti.
Come funzionava? Facciamo un esempio di somma: 7 + 5. Impostiamo sulla prima ruota delle unità il numero 7, poi aggiungiamo il numero 5. Come vedete, al termine di rotazione di questa ruota, scatta automaticamente il riporto alla ruota successiva. Quindi una ruota comanda l’altra. Questa comanda quell’altra ancora, e via dicendo. Unità, decine, centinaia, migliaia, ecc…
E’ un addizionatore. Può farlo anche al contrario, facendo la sottrazione. Ah, ok, se tu torni indietro con la ruota… torna indietro anche l’altra ruota. Quindi fa le operazioni Più e Meno.
Invece quest'altra addizionatrice S&N usava lo stesso metodo, però utilizzando delle catene. Qui ci sono comunque le ruote con i numeri, come abbiamo visto prima, però sono montate in modo coassiale. Per l'azionamento delle ruote si spostava la catena con i numeri: cioè, io seleziono un numero da impostare e, come vedete, il numero scatta. Naturalmente anche qui è lo stesso meccanismo: quando il numero supera una certa cifra, fa scattare la cifra successiva.
L'evoluzione di queste macchine che abbiamo visto prima è quest'altro sistema (Esacta), che usa sempre delle ruote dentate montate in modo coassiale, però i numeri vengono impostati spostando direttamente le levette. Qui ci sono due modelli: questo modello qua e quest'altro modello molto curioso (Original Odhner), svedese, del 1931. Poi c'è stata una certa evoluzione, fino a che hanno inventato queste macchine che hanno la tastiera, come si dice, tastiera estesa.
Estesa perché per ogni fila - unità, decine, centinaia, migliaia - ci sono tutti i numeri dall'1 al 9. Quindi queste sono le unità, decine, centinaia, migliaia e via dicendo. Lo stesso con l'altra macchina lì: sono due Comptometer. Questa è molto più antica e anche il totale è parziale, cioè, cosa vuol dire? Che io, una volta che imposto i numeri... ecco qua, scattano automaticamente. E, come prima, vediamo anche qua il meccanismo di riporto: sto impostando dei numeri: cinque, ogni cinque... passa di là, passa di là... Aspetta che provo a mettergli il due qua: 2, 4, 6, 8... adesso dovrebbe scattare. Esatto! Ok, funziona.
Poi, questo aveva un altro totalizzatore dove passava il totale parziale. Ah sì? Con questa rotellina passavo quel numero da quella colonna a quest'altra. Spettacolo: da di là è andato via, da di qua si è rimesso. Sì, così potevo rifare altre somme e poi sommare ancora il totale generale. Così, se sbagliavi una somma lì, non la andavi ad aggiungere. Non andavo ad aggiungere qua. Quest'altra macchina è sempre una macchina a tastiera estesa, ma non tanto estesa perché è ridotta: infatti, mancano i numeri dal 6 in su, perché è stata fatta per economizzare sul prezzo. Ok, sono solo cinque tasti.
Allora, uno si potrebbe chiedere: Ma come fanno a fare la somma 5 + 7? Niente di più semplice: 5 sul display esce il numero 5, poi mentalmente si fa 5 + 2 = 7, e viene sommato. Ah, quindi un po' manuale e un po' meccanica! Sì. Uno deve già saper fare le somme a mente. Più 8 (5 + 3), e arriviamo a 20. Sì. E anche qui c'era il suo reset.
Queste macchine poi si sono evolute, si sono trasformate in macchine elettromeccaniche e hanno aggiunto delle operazioni come la moltiplicazione e la divisione, sempre in maniera meccanica. Sì. Poi, per arrivare infine a una macchina Facit con tastiera molto particolare, chiamata tastiera Dalton, perché è una tastiera già in forma più moderna, tra virgolette. Ma i numeri erano messi in questo modo: è una tastiera che non si è evoluta più di tanto, perché l'hanno trovata abbastanza scomoda. Quindi, dopo poco tempo da questa innovazione, è uscita la classica tastiera che ancora oggi è con questa impostazione. Sì.
Una nota curiosa su queste tastiere è che i numeri dall'1, 2 e 3 partono dal basso, mentre se guardiamo un nostro telefono i numeri partono dall'alto. Sono al contrario. Esattamente. Perché questo? Perché questi sono praticamente l'evoluzione di quelle calcolatrici che abbiamo visto prima, dove i numeri bassi erano appunto in basso, e quindi è rimasta la configurazione della tastiera in questo modo. In questo modo qui.
Queste sono quattro calcolatrici abbastanza importanti, che sono le prime calcolatrici fatte dall'Olivetti, da Natale Cappellaro, ed è stata la fortuna e il lancio dell'Olivetti ai tempi. Più avanti, di qua, vediamo l'evoluzione di queste macchine che facevano più calcoli, avevano le memorie, avevano trascinamento elettrico, avevano tante innovazioni in più rispetto a quella a manovella o alle prime elettromeccaniche.
Si dice che questa calcolatrice era la gallina dalle uova d'oro dell'Olivetti, perché praticamente una Fiat 500 costava sui 500.000 lire ai tempi e questa calcolatrice costava 350.000 lire. Ah, come un'automobile. E loro la producevano intorno alle 10.000 lire, quindi sai... bel guadagno. Bel guadagno, sì.
Per finire la carrellata, andiamo sulle calcolatrici elettroniche. Le prime elettroniche erano molto ingombranti. Questa Friden è molto particolare, perché il display è fatto da tubi nixie. Tubi nixie, cosa sono? Sono dei numeri in un’ampollina di vetro, come se fosse una lampadina, dove ogni filamento era un numero. Sì, ogni filamento ha la stessa forma del numero. Sì.
Poi, questa invece è una delle prime calcolatrici elettroniche dell'Olivetti, dove montava la stampantina della Programma 101 e dentro aveva la memoria magnetostrittiva. E per finire, questa era la più evoluta dell'Olivetti, per arrivare poi a questi modelli qua, che tutti abbiamo visto sulle scrivanie negli uffici. Sì, questa qui è abbastanza comune, famosa, diciamo.
E un po' rientriamo anche nel discorso del canale @ValorosoIT, perché è elettronica, mentre fino adesso era tutto elettromeccanico. Infatti, era tutto elettromeccanico.
Queste Burroughs sono macchine che erano calcolatrici, ma venivano usate per fare della contabilità, della fatturazione. Cioè, questa qui in realtà era sì una calcolatrice, ma dentro nel carrello entrava un modello dove veniva impostata la fattura, con le voci scritte a destra e a sinistra degli importi; gli importi venivano stampati al centro. Quindi si toglieva il rotolino di carta, si metteva la fattura e si facevano le somme, che venivano stampate direttamente sulla carta.
Qua sotto c'è un display, vedo. Sì, c'è un display per il totale.
Questa, infatti, è un’evoluzione. E’ la stessa cosa, ma nella stessa macchina vediamo sia la calcolatrice, sia la macchina da scrivere, così poi si possono scrivere anche le descrizioni dei vari elementi. Questa macchina era stata tarata per una società che vendeva stoffe, e lo riconosciamo da questo modello del corpo della bolla o fattura. Questa è del 1950, mentre questa è del 1920. Questa è stata italianizzata, infatti basta vedere sulla sinistra: ci sono i mesi in italiano, come Gennaio, Febbraio, Marzo, Aprile. I tasti sono stati personalizzati. Sì sì sì, localizzata. Localizzata.
Invece la successiva non è più una macchina contabile, ma una TeleType, o meglio una telescrivente, che è stata modificata per poter scrivere un programma e riportarlo sul nastrino di carta perforato. Sul lato sinistro c'è una perforatrice, dove, passando il nastrino di carta, veniva perforato. Perforato o anche letto, a seconda se volevo leggere o scrivere, chiaramente. Questa macchina è stata usata da Bill Gates, che qui vediamo in questa immagine a 12 anni, insieme a Paul Allen, il suo amico che era un pochino più anziano di lui, per scrivere il primo Basic.
Ah, il primo programma Basic era fatto in questo modo: era praticamente un nastrino di carta tutto perforato.
La successiva (Anderson Jacobson) invece è praticamente un terminale. Dire terminale fa venire in mente un monitor con la tastiera, ma qui eravamo prima ancora dell'invenzione del tubo catodico. E cosa faceva questa macchina? Praticamente i dati ricevuti dal computer venivano stampati dalla stampatrice qua dietro, e quelli che dovevano essere spediti al computer venivano scritti direttamente dalla tastiera. Quindi, tastiera e stampante dall'altro lato.
L'ultima (Olivetti) è praticamente un ponte tra le macchine che abbiamo visto prima e i computer. Questa era una fatturatrice, o meglio sì, una fatturatrice dell'Olivetti, dove c'erano dei programmi preimpostati scritti col linguaggio BAL, cioè Basic Assembly Language, e utilizzava delle cartoline magnetiche, un po' come faceva la Programma 101. Aveva un programma preimpostato. A un certo punto del programma, magari stavo facendo una fattura al cliente XY, mi chiedeva la sua schedina con i suoi dati anagrafici. La inserivo in macchina in questo modo, premevo il tasto Load, la macchina leggeva la scheda e la buttava fuori qua sotto. La sequenza delle luci mi indicava tutte le operazioni che dovevo svolgere a seconda delle necessità. Questa stampava sia i modelli a modulo continuo sia il rotolino per i calcoli, e sia il modello su formato A4.
Oh, vedo qualche computer adesso, sbaglio? Questi sono i computer della fine degli anni '70, stiamo parlando del '78-'79. Questo è di costruzione italiana. Hazeltine Modular One. Un'azienda di cui, purtroppo, non ho trovato nessuna informazione, ma aprendo ho visto che le caratteristiche sono in italiano. È un computer che funzionava sicuramente in CP/M perché aveva un processore della Zilog: lo Z80. Computer abbastanza curioso, con floppy da 5 pollici, una tastiera molto ingombrante, pesava veramente moltissimo. Sì, tutto di metallo, si vede. Ai tempi la plastica non era ancora stata inventata.
Invece, questi sono computer americani della Altos. Questo ha addirittura il pannello in legno. Il pannello è finto legno, perché in realtà è metallo comunque, e utilizzava due unità da 8 pollici. È gigante, è grosso come una mano, veramente gigantesco, ma ci stava pochissime informazioni. Ah. L'evoluzione di questo disco si è poi trasformato nel più comune 5 pollici. Qua sopra vediamo una cosa curiosa: il nonno del modem. Accoppiatore telefonico… Accoppiatore acustico! Ah, ho sbagliato! Praticamente si componeva il numero con un telefono tradizionale, in questo caso il classico telefono SIP che tutti avevano in casa. Una volta che si sentiva la portante, cioè il famoso fischio che sentivamo anche nei fax, si appoggiava il telefono qua sopra e la comunicazione incominciava con l'altro computer che aveva lo stesso dispositivo dall'altra parte.
Ok, ma qui si parla proprio di pochi Baud. Sì, 300 Baud, se non sbaglio.
Questo invece è un terminale, come quello che abbiamo visto prima, che anziché avere la stampante aveva il monitor a tubo catodico a fosfori verdi. E qui vedo qualcosa di un po' più famoso. Qualcosa della Apple. È stato il primo computer che ha sfondato, diciamo, nelle famiglie. Nelle famiglie cominciavano ad arrivare gli home computer in America, e questo è stato uno tra i più diffusi. Esatto, anno '77, è l'anno del Commodore PET, del TRS-80 e dell'Apple II, giusto? Infatti questo è un Apple IIe, l'evoluzione dell'Apple II. Questo invece è l’Apple III, una macchina più indirizzata verso le società. Veniva usato per fare la contabilità, la videoscrittura e altre cose serie. Non era certo un computer da gioco, andava dai 4300 ai 7800 dollari, una bella cifra.
Questa è una stampantina termica, ed è ridicolo vederla così. Infatti è abbastanza simpatica.
Invece, di qua arriviamo finalmente ai computer che hanno fatto la storia. Parliamo del famoso personal computer IBM, che ha dettato uno standard che ancora oggi è quello. In questo caso, è il famoso XT, quello della pubblicità in televisione con Charlie Chaplin con la bombetta. Questo è quello con l'hard disk. Questo è il modello con l'hard disk, ma veniva venduto anche con due floppy da 360 KB. L'evoluzione di questa macchina è quest'altra qua, il 286, che passa dal processore Intel 8088 all'Intel 80286, con uno sbalzo di qualità notevole, in velocità.
Questo invece è un modem, l'evoluzione dell'accoppiatore acustico che abbiamo visto prima. Praticamente è stata eliminata la connessione alla cornetta telefonica, e la connessione avviene tramite RS-232 al computer e linea telefonica diretta con i plug che ci sono dietro. Ecco qua. Esatto, RS-232 e poi la possibilità di collegare la linea del telefono e anche il telefono stesso.
Questo ce l’ho anche io in collezione! IBM PS/1. Quest'ultimo computer era un computer che era nato un po' per contrastare il Commodore 64, cioè un computer che doveva entrare nelle famiglie. Però, chiaramente, come vediamo dal prezzo, era un computer da 1.000 dollari contro il Commodore 64 che costava molto meno. Sì, però ha anche un processore Intel 80286 contro il MOS 6510 del Commodore 64. Non è stata una manovra troppo felice per IBM, infatti non ebbe molta diffusione.
Questo qui ho voluto ricostruire un set completo di un Commodore 64, una classica configurazione che si vedeva nelle case negli anni '80. Qui si vede il computer, il suo monitor dedicato della Commodore, il joystick, i paddle, poi l'unità a disco 1541 per i dischetti da 5 pollici, e la mitica unità a cassette, il famoso datassette. Quello lentissimo! Quello che andava allineato spesso col cacciavite. Sì, allora questo ce l'ho anch'io, questo ce l'ho anch'io, questo ce l'ho anch'io, quella no, io ho la Commodore 803.
Questa Commodore MPS 801 è una stampante monodirezionale, cioè stampava in una direzione sola e faceva un baccano d'inferno. Era ad aghi, quindi a impatto, e stampava sui moduli a modulo continuo da 80 colonne. Andava bene per fare gli ASMR! Faceva sia i caratteri che i grafici.
E qui passiamo direttamente alla concorrenza: Sinclair. C'era una guerra spietata tra la Sinclair e la Commodore. Vediamo un po' gli esponenti principali: lo ZX81, che era un computer venduto sia in kit di montaggio che già montato, e aveva un prezzo molto concorrenziale. Si parla di 49,95 sterline e 69,95 sterline, mentre i Commodore costavano molto di più. L'evoluzione di questo computer, che era monocromatico e aveva solo 1K di memoria, è stato lo ZX Spectrum. Qui arrivano i colori, la memoria è stata aumentata a 16K. Questo è il diretto concorrente del Commodore 64. Ha avuto una buona fortuna non perché avesse prestazioni migliori del Commodore 64, ma perché aveva un prezzo migliore. Era un prezzo molto più basso rispetto ad un Commodore 64.
Questa è l'unità di memorizzazione della Sinclair, che utilizzava non i dischetti né le cassette, ma i microdrive. I microdrive erano delle piccole cassette che contenevano un nastro magnetico. Questo computer si è evoluto in quest'altro modello, lo ZX Spectrum Plus da 48K. Poi abbiamo la versione a 128K, che aveva il registratore incorporato. E infine l'ultimo computer della Sinclair, il mitico QL. Questo non ce l’ho. Gli altri li ho, ma questo no. Il QL aveva incorporate nel computer due unità microdrive.
Qui c'è da rifarsi gli occhi! C’è la famiglia degli 8 bit della Commodore, a partire dal classico biscottone Commodore 64, il VIC 20, il C16 e il Plus/4. Questi ultimi due, purtroppo, non hanno avuto successo perché non erano retrocompatibili; il software del Commodore 64 non funzionava su queste macchine, e anche le cartucce e i connettori joystick erano diversi. Non è stata una scelta felice, ma la Commodore è corsa ai ripari con il Commodore 128. Il Commodore 128 era un computer che era retrocompatibile e aveva tre modalità di funzionamento: il C64, il C128 e, come ciliegina sulla torta, il sistema operativo CP/M con lo Z80. Aveva due processori. Questo è il mio computer preferito.
Era una macchina che, nel lontano 1985, permetteva di collegare due monitor per visualizzare immagini diverse. Ho fatto un video dove collegavo due monitor al Commodore 128. Invece, quello a sinistra è lo stesso computer in versione cabinato, più da ufficio: il Commodore 128D.
Poi abbiamo l'evoluzione del Commodore 64, con uno chassis diverso, un'elettronica più compatta, un’ottimizzazione degli spazi, ma, malgrado tutto, il Commodore 64 continuava a vendere. È stato uno dei computer più venduti al mondo, con milioni di unità vendute.
Questo è l’orgoglio della collezione: il Commodore 64 in versione trasportabile, il Commodore SX-64.
Lo sanno tutti che mi manca la tastiera! Adesso la prendo e la porto via.
Ah, si prega di non toccare! Non pensavo che valesse per me… e invece… sì.
Questo è stato il primo computer trasportabile con monitor integrato a colori. Era compatibile al 100% col Commodore 64, aveva un'unità dischi integrata. L’unica differenza con il Commodore 64 è che non era possibile collegare il famoso datassette, perché mancava la porta per il registratore a cassette. Quando lo si accende, la schermata ha un colore diverso, per permettere una lettura migliore su un monitor piccolo.
Abbiamo qui anche un computer prodotto dalla Texas Instruments, il TI-99/4A, uscito poco prima del Commodore 64, infatti questo è del 1981. Ricordo che questo computer, pur essendo più vecchio, ha un processore a 16 bit. Sì, e aveva la caratteristica di avere moduli di espansione molto particolari, tipo un modulo che faceva parlare il computer, aveva un sintetizzatore vocale, praticamente.
Dovrei averlo in collezione, però, essendo che il mio computer ha il cavo video rotto, non sono ancora riuscito a farlo funzionare. Prima o poi lo vedremo anche in video.
Invece, qua abbiamo un Atari 520, che è un po’ l’antagonista del Commodore Amiga. È stato il periodo in cui Jack Tramiel è uscito dalla Commodore ed è andato in Atari, e il risultato è stato un computer molto simile all'Amiga. Tanto che si faceva concorrenza l'uno con l'altro, anche se l'Amiga era nettamente un passo avanti.
Qui vediamo un tentativo dell’Olivetti di fare dei computer per uso domestico. Sì, il PC1. Io ce l'ho con un solo drive, anziché con due come il tuo. Questo montava l'MS-DOS 3.20.
Invece, qui sulla destra, c'è un computer curioso: il Toshiba T1000. Si ritiene che sia il primo portatile della storia, perché è un computer con un monitor a cristalli liquidi e montava solamente un'unità floppy da 720K, senza hard disk. Quindi si utilizzava con i dischetti, cambiandoli in continuazione.
Per non fare un torto alla Apple, abbiamo messo anche uno dei più recenti iMac, quello che chiamano il lampadone, che sembra un lampadario, un'abat-jour… un lampadario, non so come definirlo!
Questo è il mitico Amiga 1000, il primo computer della serie Amiga, che montava il Motorola 68000. È uscito nel 1985 ed è stato definito un computer venuto dal futuro. Perché? Perché ai tempi, su un PC c'erano quattro colori o al massimo 16 colori se c'era la scheda EGA. I PC avevano un suono che era poco più di un beep, non c'era ancora la Sound Blaster. Qui invece c'erano già 4.096 colori, suono stereofonico su quattro canali. Stiamo parlando del 1985.
In questa configurazione molto particolare c'era collegato un sidecar (sidecar, come il componente aggiuntivo sulla motocicletta, si monta di lato), che conteneva tutta l'elettronica di un IBM XT. Così potevo utilizzare sullo stesso monitor due sistemi operativi. Avevo delle finestre sovrapponibili: una per l'Amiga e una per il PC. Potevo avere AutoCAD insieme a un programma pittorico dell'Amiga, sullo stesso schermo, alternando le finestre. Era davvero su un altro livello, decisamente.
Questi invece sono computer professionali per l'editing video o la grafica ad alto livello: i Silicon Graphics. Erano molto costosi, questo modello costava 35.000 dollari all'uscita, montava un processore RISC e il sistema operativo era praticamente un UNIX. L'ultimo sulla destra è una rivisitazione fatta da noi con un Commodore Amiga 4000, che abbiamo modificato per renderlo simile al Silicon Graphics, sia nel colore che nelle forme un po’ estrose. Quindi qua dentro c'è un Amiga? C’è un Amiga 4000, con un'acceleratrice della GVP 040, un'espansione RAM, un controller SCSI, e schede di acquisizione video e audio, più un TBC per la stabilizzazione del segnale televisivo.
Questa è una stazione di editing video degli anni '90. Oggi si possono fare i video utilizzando un telefonino. Esatto, come li faccio io. Invece, negli anni '90 serviva una telecamera che costava 25 milioni di lire, un computer che costava 5 milioni di lire e un mixer video che costava anch'esso 5 milioni di lire. Facendo un rapido calcolo, si capisce che la cosa non era certo alla portata di tutti.
Il processo era molto laborioso, perché non c'era una vera e propria timeline. Si usava un mixer video per fare dissolvenze tra un canale e l'altro, sovrapposizioni video, o aprire un picture-in-picture, cioè tutte le manipolazioni si facevano in modo completamente elettronico.
Poi, con questo computer della Draco (Drac), una società tedesca se non sbaglio, che ha preso il progetto Amiga e ha fatto un suo clone, dove era possibile far girare un programma di editing video. Ma questo è lo stesso case che hai utilizzato tu, vero?
Sì, sì, anche loro hanno avuto la nostra stessa idea.
Su questo tavolo abbiamo voluto ricostruire la mitica fotografia dell'Amiga Family, dove erano esposti tutti i computer della linea Amiga, purtroppo tranne il mitico 4000 Tower. Quello ti manca. Soffri tantissimo! Faccio appello: se qualcuno ce l'ha in qualche soffitta… Purtroppo, qui si vede anche l'azione del tempo e del sole; questo computer è stato parecchio al sole e ha subito un ingiallimento. Ci sono dei procedimenti moderni, tramite l'ossigeno, che possono riportarlo agli splendori antichi oppure, nella peggiore delle ipotesi, si riesce anche a verniciarlo con una vernice molto sottile.
Però c'è anche da dire che, tutto sommato, l'ingiallimento fa parte della storia del computer, quindi… sì, ci può anche stare! Infatti, questo qua centrale, l'Amiga 600, è sempre stato nella scatola: è un invenduto, un fondo di magazzino, l'abbiamo tirato fuori solo in questa occasione, quindi non ha mai visto la luce. E qui vediamo il colore com'era all'origine. Sì sì, è proprio nuovo. Il colore è veramente diverso.
Qua c'è un computer molto particolare, che era il CDTV: in realtà era un Amiga 500 carrozzato in un mobile da videoregistratore, perché funzionava come lettore CD. Cioè, io in soggiorno mettevo il mio CD, sentivo la mia musica e, in più, essendo un computer, potevo mettere dentro anche le enciclopedie multimediali.
Cosa vuol dire? Vedevo la mia enciclopedia, mi spiegava magari il ciclo dell'acqua, mi faceva vedere l'animazione dell'acqua che partiva dall'evaporazione del mare, le nuvole, proprio graficamente vedevo le animazioni, i video… e stiamo parlando degli anni 1991!
L'ultima macchina della Commodore, il CD32, praticamente un antenato della PlayStation, è una macchina a 32 bit, aveva un'unità CD. Non ha avuto fortuna, purtroppo. Da lì poi la Commodore è fallita e ha chiuso.
Allora, una nota curiosa che riguarda questo computer, che è stato il primo della serie degli Amiga, appunto l'Amiga 1000, è che se noi andiamo a scoperchiare questo computer e guardiamo all'interno del coperchio, scopriamo che ci sono le firme di tutti quelli che hanno partecipato al progetto di questo computer, compresa la mascotte, che era un cagnolino.
È stato un progetto molto importante, tanto che si dice sia stato proposto in vendita ad Apple Computer, a Steve Jobs, ma lui si è rifiutato di comprarlo perché l'ha ritenuto un progetto troppo complicato.
Oh, grazie mille per le spiegazioni, allora! Mi raccomando, iscrivetevi al canale, attivate la campanella delle notifiche! Però, ultima domanda… cioè, prima di salutarci, eh! Ultima domanda: ma questa cosa di Historybit, com'è che è nata? Cioè, qual è l'idea che vi ha spinto? Sono tantissimi questi computer, sono tutti bellissimi!
Allora, Historybit nasce da un'idea di concetto di museo, non di collezione. Cioè, noi quello che vogliamo fare con Historybit è quello di mantenere una memoria dell'evoluzione della tecnologia, della macchina da calcolo, dell'informatica, eccetera. Perché è bello vedere da dove si è partiti nella storia per arrivare fino alla tecnologia che oggi abbiamo in un taschino. Quindi, mantenere viva la memoria di tutte queste macchine, dell'evoluzione che c'è stata, secondo noi è una cosa fondamentale.
Sì, è assolutamente interessante! Poi, vabbè, anche sul mio canale @ValorosoIT… sapete… si accendono i computer, si programmano… Quindi mantenere la memoria per me è sicuramente fondamentale.
Grazie mille ancora!
Grazie a te, piacere! Grazie a te! E ci vediamo alla prossima!
Ciao!