Mesaton e Universal Game Computer: i pionieri del Gaming italiano degli anni ’70

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Buongiorno e bentornati sul canale ValorosoIT, il canale dedicato ai computer e all'elettronica vintage. Il video di oggi è una conferenza tenuta da Andrea Contato, dal titolo Mesaton e Universal Game Computer, due console made in Italy. È stata registrata l'anno scorso in occasione del Varese Retrocomputing. Se vi piacciono gli argomenti di cui parlo nel mio canale @ValorosoIT vi invito a iscrivervi e attivare la campanella delle notifiche. Sono presente anche su TikTok, sugli altri social network, su Instagram, su Facebook e anche sul blog www.valoroso.it, dove potete trovare diversi articoli inerenti ai computer e all’elettronica vintage. Bene! Godiamoci questa conferenza e… a presto!

Raccontaci tutto quello che puoi!

Bene, allora, la storia che racconteremo oggi ha origini abbastanza lontane, sia nel tempo che nello spazio. Tutto inizia con il nostro primo protagonista della giornata: Signetics Corporation, nel 1961, degli ingegneri, che escono dalla Fairchild perché sono scontenti, decidono di fare la loro compagnia di semiconduttori. È una cosa che succede spesso, succedeva spesso negli Stati Uniti: tu avevi, diciamo, un'idea diversa su come procedere con la tecnologia. Considerate che spesso si aveva a che fare con tecnologie che non per forza finivano in qualche cosa, un sacco di rami morti tecnologici. Allora se non ti lasciavano lavorare come volevi, pigliavi e ti facevi la tua compagnia; tanto qualcuno che ti finanziava presto o tardi lo trovavi. La cosa divertente è che alcuni di questi ingegneri che lasciano Fairchild per andare in Signetics avevano lasciato la Shockley Corporation per fondare Fairchild, e alcuni dei loro colleghi avevano lasciato sempre la Shockley per andare a Fairchild e poi si sono ricongiunti quando erano andati a fondare la Intel. Cioè, era un'industria incestuosa a dir poco. Fatto sta che il pomo della discordia, il problema che ha spinto i tizi della Signetics a farsi la loro compagnia, è il fatto che sostanzialmente loro volevano lavorare con i circuiti integrati, cosa che alla Fairchild non interessava. Loro vendevano transistor ed erano contenti così. Non sembrava neanche che ci fosse davvero un mercato per questo tipo di prodotto. E, effettivamente, all'inizio sono andato un po' troppo avanti. All'inizio quelli della Signetics sembravano non averci visto bene; i primi 2-3 anni gli affari non vanno particolarmente bene. Poi riescono a trovare degli appalti con il comparto militare e le cose iniziano a migliorare. Ovviamente, come sappiamo, quando poi un mercato si apre arrivano sempre quelli che non sono, diciamo, i pionieri ma che hanno più soldi. Quindi la Signetics si è trovata di nuovo a concorrere con la Fairchild che aveva un sacco di soldi, perché era ben affermata nel mercato di origine. È arrivata e ha iniziato a, come dicono gli americani, undercut, cioè a fare guerra dei prezzi spudorata. E quindi la Signetics di nuovo si trova male: è un anno terribile, iniziano licenziamenti, piani di progetti di sviluppo cancellati, finché a un certo punto nel 1971 arriva qualcuno che salva la baracca. Si inventano questo circuito integrato NE555, che così si chiama perché dentro ha tre resistori da 5 ohm, che serve più o meno a tutto. Lo buttano dentro in tutti i posti possibili e immaginabili: è un gran portento e porta alla Signetics un sacco di soldi. Quindi con i soldi iniziano, quelli della Signetics, di nuovo a sognare e a volare alto. Assumono un tizio che ha lavorato sull’ IBM 1140, se non mi ricordo male, che tra tutti i prodotti della IBM è quello, diciamo, un po' più consumer, si fa per dire, perché non te lo vendono, te lo affittano a $1000 al mese, l'equivalente di $4-5000 di adesso per intenderci. Quindi costava comunque un sacco. Quando loro dicono mini computer non dovete pensare a una roba piccola, dovete pensare a una cosa che costa molto meno del mainframe ma comunque costa tanto. Lui aveva lavorato... John Kessler aveva lavorato, dicevo, a questi IBM. Lo incaricano di sviluppare una CPU perché questi stanno mirando veramente alto: vogliono andare a fare concorrenza alla Intel che da poco ha tirato fuori il 4004. Insomma, una cosa non da poco. John Kessler si mette al lavoro, in un annetto, un annetto e mezzo lui il prodotto ce l'avrebbe anche pronto. Lo chiama Signetics 2650: è anche una buona CPU ed è uscita tempestivamente nel senso che effettivamente è una delle prime CPU con un prezzo abbordabile che quindi potrebbe essere messa dentro in prodotti consumer ad uscire sul mercato. Peccato che non esce sul mercato, perché Signetics nel frattempo è di nuovo sotto con i soldi.

Quando va sotto con i soldi, cancella tutto, mette tutto nello scaffale e il Signetics 2650, anche se sarebbe stato pronto nel biennio 72-73, rimane sullo scaffale per tre lunghi anni durante i quali arrivano tutti: Motorola, MOS, Intel già c'era, Zilog di Federico Faggin. Tutti arrivano e tutti arrivano prima di loro. Ci vogliono 3 anni finché a un certo punto non arriva la Philips. La Philips è una ditta europea, quindi tutto il baricentro adesso si sposta in Europa. È una ditta europea che produce un sacco di apparecchiature consumer: giradischi, impianti stereo, di tutto produce. Però gli manca, diciamo, la branca di semiconduttori. Decide di fare una mossa alla Commodore. La Commodore, che cosa fa per entrare nel mercato dei - no, non lo fa per entrare nel mercato dei computer, lo fa per rimanere nel mercato delle calcolatrici - compra MOS che fa i circuiti integrati. Ecco, loro fanno la stessa identica mossa, cioè si verticalizzano: comprano chi fa i circuiti integrati che poi loro metteranno nei loro prodotti. Il Signetics 2650 è una sorta di regalino che si trovano sotto l'albero. Non l'avevano comprata per quello, ma una volta che scoprono che ce l'hanno, e che nessuno sapeva che ce l'avevano perché non l'avevano mai commercializzato, dicono: Beh, qualcosa dobbiamo farci di questa CPU, no? E a quel punto finalmente la faccenda arriva in Italia.

Qua, piccolo inciso: se avete sentito qualcosa già adesso su quelle console di cui parleremo, se vi hanno parlato, avete visto, avete letto su Internet, ecco, cancellate tutto perché purtroppo sono tutte informazioni sbagliate. Il punto è che Philips, come dicevo prima, si trova questo prodotto in mano. Philips è specializzata nel lavorare non con le aziende, non con chi produce, è Philips che produce e vende direttamente al consumatore. Quindi è un cambio di paradigma quello della nuova Philips / Signetics. Loro si trovano questo prodotto in mano e devono trovare un sistema per venderlo e, diversamente da tutte le altre compagnie, ragionano a modo loro. Ovvero, creano delle piccole squadre regionali, ce n'è anche una in Italia e a capo c'è questo signore che dopo vi dirò chi è. Creano delle piccole Task Force regionali alle quali danno due o tre ingegneri capaci, qualche tecnico così di contorno e poi un commerciale. Il commerciale deve semplicemente trovare il cliente, proporre soluzioni, fargli vedere che si può fare qualcosa con i circuiti integrati e con i chip di Philips (Signetics). E poi tocca a questa Task Force che è di Philips trovare il sistema per produrre qualcosa che poi il cliente può vendere. Quindi è tutta una cosa diversa. Cioè, non abbiamo una ditta che fa computer, come Apple che va e compra il chip e lo mette nella macchina. Qua abbiamo una ditta che produce il chip che va dal cliente e dice: Ti piacerebbe costruire un computer? Ti piacerebbe fare una console? Ti aiuto, ti do la tecnologia. E questa è la chiave che spiega tutto quello che succederà dopo.

Pierantonio Palerma, per chi non lo conoscesse, poi diventerà - lo leggo perché non me lo ricorderò mai - diventerà direttore editoriale di Amiga Magazine, di Bit e PC Magazine, quindi non è uno che poi ce lo siamo persi per strada. Fatto sta che lui si è appena laureato in ingegneria elettronica a Milano, come esce lo assumono in Philips e gli danno appunto la guida di questa piccola Task Force. Quindi lui ha i contatti diretti con i clienti. Tra i vari clienti con cui lui ha un contatto c'è un certo tizio che si chiama Alberto Neri. È un ingegnere anche lui, è bolognese, è venuto a Milano dove ha iniziato a lavorare con ditte come Texas Instruments.

In realtà è arrivato alla fine nella Texas Instruments, aveva iniziato all'SGS di Agrate, che adesso noi conosciamo col nome di ST Microelectronics. Alberto Neri si cura... lui è un tecnico, ma non fa lavoro da tecnico, lui fa gli ordini per queste ditte. Quindi lui conosce i fornitori e quindi parla spesso con Palerma. E succede che si conoscono nel '75. Ma devo fare un passo indietro. Succede che nel '74 Alberto Neri, visto che è molto bravo, viene contattato da alcuni colleghi e da un paio di finanziatori che gli dicono: Ascolta, smettiamo di lavorare qua in Texas Instruments Italia, ci facciamo noi la nostra ditta, la chiamiamo Mesa. Lui cede, lo corteggiano, gli fanno delle grandi promesse: abbiamo già i clienti, sappiamo già che cosa fare. Lascia la Texas Instruments e va a dirigere la Mesa Spa, ma il momento è il peggiore possibile perché c'è l'austerity. Succede che i clienti che gli avevano promesso che avrebbero comprato mari e monti, evaporano letteralmente. Lui a quel punto si mette disperatamente a trovare altre persone, altre ditte a cui vendere le componenti della Mesa, però non c'è quasi nessuno all'orizzonte, perché l'austerity a livello industriale non è soltanto un momento in cui i costi energetici sono schizzati alle stelle, bisogna girare con targhe alterne in settimana e nel weekend si va tutti a piedi. È un momento in cui le ditte, oltre a trovarsi con gli effetti della crisi del petrolio, si trovano anche dopo un periodo di 2-3 anni di shortage, un po' come sta succedendo adesso. Si trovano con i magazzini pieni di componenti semilavorati, per cui è difficile in un momento in cui la gente spende poco convincere qualcuno a comprare qualcosa di cui ha il magazzino già pieno. Quindi il povero Neri si trova in una situazione veramente pessima e inizia a pensare in maniera laterale. Quindi, visto che non riesce a convincere qualcuno a comprare i magnifici prodotti della Mesa Spa, deve inventare qualcosa di nuovo. E lo fa con 2 anni di anticipo su tutti gli altri.

Questo che voi vedete è il PC 1500, è un computer su una scheda, al centro del quale c'è il Signetics 2650. Lui, già nel '75, quando contatta Palerma, Palerma gli dice: Non so, tu che guidi la Mesa Spa hai qualche cosa, hai qualche idea in mente? Noi abbiamo queste componenti, ti viene qualche idea su cosa ci si potrebbe fare? E lui gli risponde chiaramente: Facciamoci un microcomputer, che sarà mai, no? Con 2 anni in anticipo su tutti gli altri, quindi fra parentesi persino in anticipo sull'Apple 1, eccetera eccetera. Fatto sta che si mettono a lavorare... Adesso leggo i nomi perché non me li ricorderò mai. Si mettono a lavorare su questo computer al quale danno un nome molto significativo: lo chiamano Mesacomp. Attenzione, poi dopo salterà fuori un Mesacomp 1, è un'altra cosa. Si chiama Mesacomp, non va mai oltre lo stato di prototipo perché ovviamente il periodo non è fantastico e convincere qualche italiano a spendere tutti quei soldi per un computer che non ha il video, che non ha la stampante, che già collegarlo all'unità a nastro ci vuole un miracolo. Non abbiamo un interprete di Basic e devi inserire tutto quello che devi inserire con una tastierina esadecimale e programmarlo in assembly, non è proprio una passeggiata. Negli Stati Uniti ce la fanno anche perché le famiglie hanno ben altri redditi. Qua in Italia restano un po' fermi lì al palo, però non è che non ci si impegnano. Ci si impegnano al punto che chiamano un tizio che si chiama Marco Pagani, un altro ingegnere che lavora sempre con Texas Instruments, e gli dicono: Ci manca un sistema per collegare questo nostro Mesacomp 1, che è basato appunto sul Signetics 2650, ci serve un sistema per collegarlo alla televisione. Sì certo Philips ce lo vende il modulatore di frequenza, ci chiedono 80.000 lire. Noi non potremmo mai piazzare 80.000 lire di componenti in una macchina se pensiamo veramente di venderla a qualcuno che poi la comprerà, ci serve qualcosa di più economico.

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E questo Marco Pagani se ne viene fuori con un apparecchietto con un paio di componenti che costa 2-3000 lire. Quindi riesce ad abbattere di quasi 25 volte il prezzo. Sono tutti molto contenti, soprattutto è molto contento Palerma, e Palerma che fa, con l'ok ovviamente del nostro Alberto Neri, manda i progetti in Olanda. E in Olanda se li segnano, dove ci sono i quartieri generali della Philips, e in Olanda si segnano che c'è qualcuno che ha sviluppato questa cosa. E da lì inizia una tendenza particolare per cui noi abbiamo la nostra Task Force che lavora coi clienti, però il risultato del lavoro poi ce lo teniamo e lo vendiamo ad altri. Vedete che pian piano tutti i pezzi vengono ad incastrarsi.

Fatto sta che fanno questo convertitore di segnale, fanno anche un'interfaccia all'unità nastro. Poi, visto che Palerma non sapeva che farsene esattamente del computer, decide di creare anche un sistema di domotica, tanto per… Quindi collega il computer al frigorifero, alle finestre con un motorino che si aprono e si chiudono agli orari predeterminati. Però, come vi dicevo, alla fine questo Mesacomp non lo comprerà nessuno, per il momento, e rimane lì. Poi Palerma manda tutto in Olanda. Vi dicevo, in Olanda dicono: Beh, è interessante, potremmo farci qualcos'altro.

Succede che nel frattempo siamo arrivati - vediamo se l'immagine... un secondo… - siamo arrivati al '78, ad aprile del '78, se non mi ricordo male. In Giappone una ditta giapponese fa il cabinato di Space Invaders e lì cambia davvero tutto. Lì tutte le compagnie che fanno semiconduttori... la domanda è spaventosa, centinaia di migliaia di cabinati vogliono. Quindi immaginatevi cosa ci sta dietro: ci stanno dietro centinaia di migliaia di mobili, centinaia di migliaia di schede, centinaia di migliaia, per quattro o per dieci, di componenti. Le CPU, i chip grafici, tutto quello che potete immaginare. I televisori... C'è una domanda enorme di tutti questi prodotti e Philips dice: Accidenti, abbiamo perso di nuovo il tram.

Perché? Perché il 2650 non l'ha mai usato nessuno, nessuno lo sa usare. Col MOS 6502, che ormai nel frattempo è diventato di Commodore, hanno fatto di tutto, l'hanno messo dentro più o meno in tutte le apparecchiature. Sta dentro anche nell'Apple 2, per intenderci, e lo metteranno in una versione particolare anche nel Nintendo Entertainment System, nel NES. Quindi è una CPU che i programmatori e sviluppatori sanno utilizzare e la usano. La usa Atari, la usa Taito, la usa qualunque azienda che fa cabinati, immaginate, l'ha usato. Poi c'è lo Zilog, anche quello lo usano. C'è anche chi utilizza l'Intel, volendo. Ma nessuno usa il nostro bel Signetics 2650 anche perché la documentazione fa schifo e i chip di supporto mancano. E quindi arriva il momento di spendere qualcosa per creare una piattaforma su cui la gente lavori, ma non basta creare una piattaforma su cui la gente lavori, bisogna anche insegnare alla gente a lavorare.

E di nuovo vanno a chiamare il nostro Palerma e gli dicono, e qua qualcuno in Italia ha avuto un'idea geniale e purtroppo non sappiamo chi è perché Palerma non si ricorda il nome del commerciale che gli dà la dritta: Guarda, in Emilia Romagna c'è una ditta che fa flipper, è molto famosa, è gestita da tre fratelli, si chiama Zaccaria. I loro flipper sono amati da tutti gli italiani, li trovi ovunque, però i fratelli Zaccaria hanno capito che il prodotto caldo del momento non è più il flipper, il prodotto caldo del momento è il cabinato, è il videogioco. Ma in Zaccaria nessuno lo sa fare, perché loro hanno lavorato con apparecchiature elettromeccaniche, nessuno di loro ha mai lavorato con le CPU. Quindi ci vuole qualcuno che glielo insegni, qualcuno che gli dia una mano a iniziare questa produzione.

E il momento migliore è proprio adesso che c'è fame di Space Invaders e in Giappone non ne producono abbastanza. Se noi ne produciamo uno pure noi, abbiamo risolto il problema: non c'è bisogno di importarli dal Giappone. Per farlo c'è bisogno che qualcuno si inventi qualcosa di più perché la CPU da sola non basta. Si inventano a giugno '78, attenzione, giugno '78 è il momento in cui viene pubblicata la documentazione del 2636. Il Signetics 2636 PVI è un chip grafico che si interfaccia col 2650 e che fa un sacco di cose carine e insomma anche abbastanza all'avanguardia: ha gli sprite, sono sprite bidimensionali monocolore, però attenzione, quindi in certo senso migliore del chip grafico della Atari 2600.

Il 2636 ha tutta una serie di funzioni native per cui il programmatore non deve stare lì ad impazzire col codice. Ci sono dei registri nei quali butta dentro il punteggio e magicamente compare a schermo il punteggio. Il punteggio non è più un punteggio ma è un timer. Basta che metti un flag da qualche parte e automaticamente a sinistra abbiamo il punteggio e a destra abbiamo il timer. È una componente pensata proprio per fare videogiochi. Poi, vabbè, ci si può fare anche un computer, volendo. Abbiamo tutto pronto, ci vuole soltanto che Palerma vada a contattare la Zaccaria. Beh, lo fa il commerciale di cui parlavo prima, che non sappiamo chi è. Palerma, insieme ad altri tecnici di Philips, va da Zaccaria, si mettono a lavorare e creano una versione non proprio ufficiale di Space Invaders che si chiama The Invaders, giusto, la fantasia. Se voi lo guardate, ci giocate, però è uguale ma al centro di The Invaders non ci sono le componenti di uno Space Invaders montato in Giappone, c'è il Signetics 2650. Beh, missione compiuta perché prima di tutto The Invaders ne producono un sacco e quindi Philips è contenta perché può fatturare un sacco di componenti. Ma Philips è ancora più contenta perché Zaccaria adesso sa fare i cabinati e non li sa fare con qualunque tipo di componente, li sa fare solo con i circuiti integrati di Signetics. Infatti, se voi andate su Mobygames o qualunque altro, guardate tutti i cabinati che Zaccaria ha fatto: per 4 anni produrranno solo cabinati su questa piattaforma. Immaginatevi quanti chip hanno comprato a Signetics. Obiettivo riuscito.

Quindi Palerma è promosso e viene spostato in Olanda e per il momento ce lo dimentichiamo un attimo. Torniamo al nostro Alberto Neri che è rimasto in Italia a Milano con il suo Mesacomp, un po' lì che nessuno lo vuole. Si guarda attorno e tra le varie ditte che può contattare per comprare i componenti c'è anche la Signetics. Dobbiamo fare un passo indietro. Nel '74, la Signetics non è stata ancora comprata, ha un ufficio in Francia. Lui li contatta e ottiene un contratto di esclusiva. I contratti di esclusiva sono un onere e un onore. Sono un onore perché, beh, chiunque voglia comprare una componente Philips deve venire da te, per cui tu gestisci tutto il commercio nazionale dei prodotti Philips. Sono un onere perché se non hai abbastanza volumi di vendita, a un certo punto arriva il commerciale di Philips e ti dice: Beh, è stato bello collaborare con te, però sai, adesso andiamo su qualcun altro che ci vende più roba. Per cui lui si trova di fronte a un dilemma. Ho dei contratti di fornitura che devo far fruttare, la gente non li compra o comunque compra poco. Devo inventarmi qualcosa che utilizzi le componenti che voglio vendere perché io ho il mio negozietto e la gente viene, mi compra 10 chip, non me ne faccio nulla, io devo venderne migliaia ogni giorno.

Inizia lui nel suo laboratorio, nel dopolavoro, poveraccio, ad assemblare radio, ad assemblare ogni genere di dispositivo elettronico che utilizzi le componenti che lui vuole vendere. Così la gente, quelli un po' più pigri, vengono da lui e comprano l'apparecchiatura e non sanno che gli stanno aumentando il fatturato. Ma in realtà qualcuno in Olanda è contento perché lui sta vendendo un sacco di circuiti integrati. E quindi sull'onda di questo ragionamento, a un certo punto, quando gli giunge voce che in Olanda qualcuno si è inventato il chip grafico che a lui mancava per il suo Mesacomp e qualcuno in Olanda si è messo a collaborare con una ditta tedesca, a quel punto fa uno più uno e dice: È il mio momento.

Che cosa è successo nel frattempo? Beh, questo è lo schematico di Space Invaders. Succede che ad agosto, quindi due mesi dopo, dopo solo due mesi, attenzione, dalla pubblicazione della documentazione del Signetics 2636, ad agosto del ‘78 una ditta tedesca, la Interton, pubblica, scusate, commercializza i primi esemplari del Video Computer 4000. È una console per giochi a cartucce. Infatti vedete il vano cartucce da dietro con due controller a forma unica col tastierino numerico, 12 pulsanti e una levetta analogica, con una trentina di titoli. Questi qua, improvvisamente, dei tedeschi che facevano apparecchiature elettromedicali, si sono messi a fare videogiochi.

Cosa è successo nel frattempo? Cosa ci siamo persi? Ci siamo persi che non era la prima volta che le facevano. Due anni prima qualcuno alla Interton si era messo a fare console non con la tecnologia comprata da terzi, ma aveva sviluppato un sistema cassette, l'Interton Video 2000, assolutamente originale. È simile, non so se avete visto, sopra che cosa abbiamo, il LEM 2000 ad alcuni di voi l'ho già fatto vedere. È simile a quello per cui non è una cartuccia, scusate, non è una console moderna come quelle che vediamo noi oggi, dove abbiamo la CPU, si inserisce la cartuccia o si mette la schedina o il CD-ROM, per cui la CPU esegue il programma e va il gioco. È una console in cui non c'è software, è tutto hardware, e l'hardware è per metà nella console e l'altra metà nella cartuccia. Quando tu cambi cartuccia è come se cambiassi metà console. È tutto proprietario, non ci sono dei piccoli circuiti integrati, poca, veramente poca roba, tutto sviluppato dalla Interton. Ha abbastanza successo localmente, ma quando Philips dice: Noi abbiamo una tecnologia più avanzata di quella di Atari, ma nessuno per il momento ci ha filati, la Interton acquista questa tecnologia, si mettono insieme, una collaborazione, una sorta di joint venture. Si mettono insieme e, un po' di qui, un po' di là, sviluppano non solo la console ma anche un parco titoli, come dicevo, una trentina, no, facciamo 22-23 titoli più o meno, a cui altri se ne aggiungeranno dopo nei successivi 3 o 4 anni. Ogni gioco che viene sviluppato congiuntamente finisce nel catalogo di Philips con quel meccanismo che dicevo prima, per cui sostanzialmente Philips lavora con loro, dice: Ti abbiamo dato la tecnologia, ti abbiamo aiutato a creare una console, tu hai anche programmato alcuni giochi assieme ai nostri tecnici. Bene, vai avanti a vendere la tua console, però noi ci teniamo tutti i progetti, se viene qualcun altro, noi vendiamo anche a lui. E così succede perché... scusate. Ecco qua, marzo del '79, l'Italia batte tutti a sto giro. Marzo del '79, il nostro Alberto Neri finalmente fa quadrare tutti i pezzi del puzzle in un'operazione, come raccontavo prima, un'operazione del tutto clandestina. Perché? Guardate, si chiama Mesa 2, ma noi abbiamo parlato di Mesa Spa fino ad adesso. Come mai? Cos'è questa Mesa 2?

La Mesa Spa è l'azienda di cui lui è socio minoritario ed amministratore delegato che deve vendere i semiconduttori, circuiti integrati, eccetera, che non naviga in buone acque e dove c'è un azionista principale perché si sono un po' dati il cambio: c'è gente che è uscita, gente che è entrata, eccetera. C'è un socio maggioritario che è avverso a qualunque tipo di operazione; lui gli ha parlato un po': facciamo questo, facciamo quello... l'altro gli ha sempre detto di no. Quindi, siccome gli dice di no, fa un'operazione clandestina: crea la Mesa 2 Spa, che ha la sede legale nello stesso posto della Mesa Spa, però l'ingresso è nel retro. Se guardate, c'è la pubblicità. Adesso forse non mi ricordo... no, non l'ho messa la pubblicità. Se guardate le riviste dell'epoca c'è la pubblicità: gli ingressi sono diversi, è aperto tutte le mattine della settimana, anche il sabato. Apertura straordinaria il sabato nel '79 era una gran cosa. Potete andar là e comprare circuiti integrati, resistori, tutto quello che volete, e potete comprare anche la radio costruita da loro. E se volete, potete comprare Mesaton, in forma assemblata (costa di più) e in forma di kit (ve l'assemblate voi a casa costa solo 149.000 lire, una vagonata, un terzo di stipendio di oggi, per intenderci).

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Lui inizia a vendere questo perché, prima di tutto, gli era rimasta sullo stomaco la storia del Mesacomp, ve lo ricordate? E poi perché ha le componenti. Soprattutto perché tutto quello che gli mancava per fare un computer, una console, adesso finalmente ce l'ha: glielo fornisce finalmente direttamente Philips. Lui va in Olanda, prende letteralmente le cassette tipo: Dammi cinque scatole di chip con dentro Space Invaders, dammi cinque scatole di Autorace, eccetera. Le monta. Se avete mai visto come sono le cartucce del Mesaton, non le monta neanche direttamente in resina: ci mette il chip eprom coi piedini che finiscono in quella rastrelliera verde che vedete, c'è la levettina che blocca. È tutto molto artigianale, con questa scocca che sembra di metallo, è poliuretano, e la tastiera assolutamente industriale. Ma lui ha prodotto questa console avanzatissima perché, ripeto, sotto certi versi è persino meglio della Atari 2600. Sotto certi versi. Ne vende 400 pezzi. Qua, in realtà, dovrei andare un attimo avanti... ecco giusto, perché la timeline, che tra virgolette è ufficiale su qualunque sito andate, è sbagliata. Si dice che prima è uscito l'Interton, poi, o contemporaneamente, l'Elektor, e poi il Mesaton. Assolutamente sbagliato. Il Mesaton è uscito un mese prima, ci sono le prove sui giornali dell'epoca: il Mesaton è andato in vendita, in pubblicità, ed era in vendita nel punto vendita già a marzo del '79. L' Elektor TV Games Computer, il progetto, viene pubblicato dalla rivista Elektor nel numero di aprile del '79. Quindi, mi spiace, ma Mesaton batte Elektor di un mese.

Che cos'è l' Elektor? L’Elektor è un kit di assemblaggio per un computer, quindi è qualcosa di più di una console perché ti danno anche la possibilità di attaccare una tastiera, di attaccare un'unità nastro, ha un piccolo monitor per cui puoi anche programmare. E siccome nel frattempo Signetics finalmente si è un po' svegliata e ha investito nel software, c'è anche il Signetics Basic, per cui si può pure programmare in Basic, che è un dialetto orribile del Basic, uno dei peggiori, però si può fare. E Neri lo sa, e infatti i due controller sono fatti per essere attaccati l'uno all'altro e diventano una tastiera a 24 pulsanti perché lui poi, gli è rimasta sul groppone l'idea del Mesacomp. Lui produce per il suo Mesa 2 anche una scheda di espansione, una valigetta con una scheda di espansione, con l'unità nastro, eccetera, che di nuovo viene fatta da Marco Pagani. C'è sempre lui in mezzo, Marco Pagani, e con il chip, con dentro il nostro interprete di Basic, per cui il Mesaton con la scheda Mesacomp 1, che è un'altra cosa rispetto al Mesacomp che è stato abbandonato, diventa anche un computer. Quanti ne vendono? Quattro, quindi non ha un gran successo.

Però non importa perché Mesa 2 vende abbastanza per tenere il contratto di fornitura con Philips e soprattutto gli dà abbastanza soldi e fiducia per investire in un po' di pubblicità. Qua diverse puntate - questa l’ha recuperata gentilmente Archeologia Informatica, c'è sul canale YouTube di Archeologia Informatica - è un fotogramma della pubblicità che appare su Antenna 3 durante la trasmissione della Bustarella, scelta apposta da Neri... c'è una trasmissione piccante, suppongo che chi la guarderà sarà abbastanza interessato a vedere un computer. In realtà, insomma, non è coinvolgente come pubblicità. C'è questo qua che spiega come si inserisce il programma nel computer, il conduttore non ha la più pallida idea di cosa si stia parlando, abbastanza imbarazzante, però funziona. Le vendite decollano, riesce a vendere 400 unità di Mesaton, al che a un certo punto si fa avanti la rivista Nuova Elettronica che è interessata a rilevare il progetto e venderlo sotto forma di kit di assemblaggio allegato alla sua rivista.

E qua arriviamo all'ultima tappa del nostro programma che riguarda il Mesaton. Gennaio 1981 compare il progetto e la spiegazione di come si usa e come si costruisce questa console. È uguale identica spaccata al Mesaton come giochi, come forma, come tutto. Cambia il colore, nera, e cambia il prezzo: costa di più, te la danno in forma di kit che ti assembli da solo, quindi accidenti chiedono di più e te la devi pure assemblare tu. Però fa niente perché vende un sacco, vende un migliaio di giochi, vende 1000 copie e Alberto Neri è contentissimo perché prende i soldi che gli servono per dare il benservito al socio della Mesa. Rileva tutta la sua Mesa 2, che per metà era un'operazione clandestina, ma per metà i soldi erano di quell'altro. Gliela compra, e la prima cosa che fa dopo che ha comprato l'azienda Mesa Due è cambiare il nome. La chiama Ingegnere Alberto Neri, IAN e se voi andate a guardare a Cologno Monzese, la IAN c'è ancora. Attualmente l'amministratore delegato è la figlia di Alberto Neri, che temo purtroppo ci abbia lasciato perché è più di un anno e mezzo che non risponde alle mie email e giovanissima non era.

Questo è il Mesaton: le giochi per il tuo TV. E a questo punto ci spostiamo di una cinquantina di chilometri. Andiamo a Bergamo. A Bergamo c'è una ditta che si chiama Cabel Electronic, sta a Curno, che nel '77 è entrata nel mercato dei videogiochi con il Telegioca. Dopo, se volete fare un salto sopra, ve lo faccio vedere, è una piccola console per videogiochi che ha fatto quattro giochi derivati dal Pong: le due palette coi due controller a forma di tubo con la rotella sopra che gira. Ha così tanto successo che fanno un'altra console, e anche questa ha così tanto successo che ne fanno un'altra e va avanti così fino all'81-82 più o meno, l'inizio della fine dell'81 e l'inizio dell'82, quando le vendite del campione di incassi della Cabel, il LEM 2000, di cui abbiamo sopra un esemplare, iniziano un po' a calare. Quindi bisogna trovare un nuovo computer. Il fondatore della Cabel, Filippo Biali, assieme al suo presidente, perché nel frattempo la ditta è diventata una società cooperativa (altra cosa molto strana che io racconto nel mio libro), va in Olanda, visiona i prodotti perché la Philips vende ancora, non è che ha smesso di venderli. Visiona tutti questi prodotti e decide di produrre pure lui una console di questo tipo, però lo fa un po' meglio, anche perché ha dei mezzi superiori. Non esiste paragone tra i mezzi che aveva il povero Alberto Neri, che aveva un sacco di buone idee ma pochi mezzi, e la Cabel, che aveva una rete di distribuzione ormai ben rodata, aveva un buon capitale, un personale di 60 tra lavoratori e amministrativi che producevano centinaia di migliaia di console e soprattutto ci sapeva fare col marketing.

Aveva un packaging di tutt'altro livello. Infatti, se andate su e le guardate, la scatola, la confezione, anche solo le cartucce dell'Universal Game Computer sono tutta un'altra cosa. Siamo ai livelli veramente delle migliori console del momento. Però, tecnologicamente parlando, non è più così all'avanguardia. Ormai quella tecnologia ha quasi 10 anni, perché dal '72 all'82... Comunque, a Natale dell'82 esce l'Universal Game Computer ed è un successo clamoroso: 100.000 pezzi venduti solo a Natale dell'82. A Curno sono già là che si fregano le mani, eh, siamo a posto per i prossimi 2-3 anni. Purtroppo succede una cosa che si chiama Commodore. Nell'83, il VIC-20 e il prezzo del VIC-20 viene ritoccato a scendere diverse volte. Poi, a peggiorare la situazione, arriva anche il Commodore 64 che pure ha dei bei ritocchi di prezzo. A quel punto rimanere nel mercato dei videogiochi con una console che costa la metà di un personal computer, che ha 25 giochi perché non li hanno pubblicati tutti, e costano un sacco, e ci puoi fare poco altro perché loro non hanno mai pensato di trasformarla in computer, diversamente da Neri. A quel punto la Cabel si deve ritirare dalla partita e così si conclude la storia di queste due console made in Italy.

Poi ce ne sono diverse altre, però queste sono, secondo me, le più curiose, nate all'insaputa l'una dell'altra, a 50 km di distanza e 2 anni di differenza, ma che sostanzialmente dentro, se le aprite, sono assolutamente uguali. Anche i giochi sono uguali e, se volete vedere come sono fatti i giochi, sopra c'è il libro, sfogliate, insomma siamo più o meno ai livelli dell'Atari 2600. Vi ringrazio per avermi ascoltato. Se vi interessa la vicenda, c'è il libro dedicato alla Cabel, altri tre libri della serie Videogiochi, e poi il mio campione di incassi, perché ce l'ho pure io uno, la biografia di Richard Garriott. Grazie mille.

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